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Simona Bertocchi all'isola del cinema Roma

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Simona Bertocchi è nata a Torino, toscana di adozione, vive attualmente a Montignoso, provincia di Massa Carrara. Lavora nel settore del turismo, ma l’altro mestiere è scrivere, attività che avverte quasi come un bisogno primario. Al momento ha 6 libri editi, alcuni dei quali giunti alla seconda edizione. Tanti i media che si sono occupati della promozione e recensione delle sue pubblicazione dalle testate giornalistiche, alle radio, alle televisioni nazionali e locali. Si occupa anche di volontariato essendo segretaria di uno sportello d'ascolto anti violenza. E’ appassionata di viaggi, di letteratura e di tango (che balla da qualche anno) Organizza e conduce salotti culturali e letterari in Toscana in collaborazione con importanti associazioni culturali, case editrici e librerie. SITO INTERNET: http://www.simonabertocchi.it

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domenica 13 aprile 2014

Michelangelo Merisi, il CARAVAGGIO : la rivoluzione pittorica

Fa sorridere che i genitori di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, si fossero chiamati Fermo e Lucia. L’uomo che sarebbe diventato il più rivoluzionario pittore italiano nacque nel 1571 a Milano. 
La peste del 1577 obbligò la famiglia ad abbandonare Milano per trasferirsi a Caravaggio nel bergamasco, l’epidemia, tuttavia fu letale e il padre e i nonni di Michelangelo morirono.
La madre e i suoi quattro figli tornarono a Milano dove il Caravaggio, allora tredicenne, inizio a fare pratica pittorica nella bottega di Simone Peterzano, esponente del manierismo lombardo, nonché allievo di Tiziano.

Rimase in quella celebre bottega della scuola lombarda per circa quattro anni. Nel 1588 terminò il suo contratto e raggiunse Roma.
Gli studiosi del secolo, Giovanni Pietro Bellori in particolare, invece, lo vollero lontano da Milano per “alcune discordie” e documentarono che prima di giungere a Roma il Caravaggio si fosse rifugiato a Venezia, qui l’arte del Giorgione lo affascinò talmente tanto da volerlo prendere da esempio.  Questo potrebbe testimoniare l’influenza della scuola veneta.
La realtà purtroppo è che le discordie altro non furono che un omicidio che obbligò il Merisi alla fuga, non luoghi per migliorare la sua arte pittorica ma città obbligate furono le sue scelte


Qualunque sia il vero corse della storia, Caravaggio si trasferì a Roma, prima come ospite del monsignor Pandolfo Pucci da Recanati, che il pittore chiamava “monsignor insalata” per come lo teneva a stecchetto. Nella città eterna infittì i rapporti con gli altri artisti. La sua prima esperienza nelle botteghe romane fu presso il pittore siciliano Lorenzo Carli, poi presso la bottega di Giuseppe Cesari conosciuto come il Cavalier d’Arpino. .
Una malattia lo costrinse al ricovero all’ospedale della Consolazione in Roma, qui strinse amicizie importanti tra cui il cardinal Francesco Maria del Monte, intenditore d’arte e perdutamente innamorato dalla pittura del Merisi. Il Caravaggio entrò al servizio del Cardinale e vi rimase circa tre anni.

Michelangelo Merisi era un nome conosciuto soprattutto nei salotti romani. La sua pittura era ritenuta quasi rivoluzionaria. Per non perdere importanti commissioni il pittore smise di dipingere su tele piccole  o ritratti e si dedicò a opere più con un più personaggi in grado da rappresentare una storia. Tra i suoi primi lavori di quel periodo si ricorda “Riposo durante la fuga in Egitto”. Da allora la sua fama non smise di crescere.
Nel 1599 gli furono commissionate tre grandi tele per la cappella Contarelli della Chiesa di San Luigi dei Francesi e Caravaggio doveva rappresentare episodi tratti dalla vita di San Matteo compresa la vocazione e il martirio.
Da quel momento uomini di Stato e di Chiesa vollero ordinargli delle commissioni: dalla Natività con in santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, alla Crocifissione di san Pietro , fino alla Conversione di san Paolo .
La sua pittura fu rivoluzionaria non solo per il perfetto gioco di luce e ombra, o per l’attenzione ai particolari che risaltano quasi come i soggetti protagonisti, Caravaggio, scelse figure del popolo per esprimere il dramma e la realtà più cruda della vita
Dopo il cardinal del Monte, altro protettore del Caravaggio fu il ricco banchiere ligure , marchese Giustiniani, collezionò moltissime opere del pittore e investì sulla sua formazione per evitare all’artista altre grande legali in cui spesso veniva coinvolto per il suo temperamento irruento.
Per la chiesa di Santa Maria della Scala, a Roma, gli fu commissionata la Morte della Vergine che tanto scalpore creò. La Madonna, infatti, fu dipinta col ventre gonfio i piedi ben esposti e i Carmelitani Scalzi rifiutarono l’opera indignati.  Il dipinto di Caravaggio venne subito sostituito da un quadro di Carlo Saraceni. La tela, però affascinò Piter Paul Rubens, l’amato pittore fiammingo che in quegli anni era in Italia presso la corte dei Gonzaga. Rubens, suggerì all’allora duca di Mantova  di acquistare la Morte della Vergine per cifra di 300 scudi e così fu. Con le difficoltà economiche che in seguito i Gonzaga subirono, il quartogenito , Vincenzo II, fu costretto a svendere la collezione di famiglia, una parte andò alla Corte d’Inghilterra e anche Morte della Vergine di Caravaggio lasciò la sua patria. Con la morte per decapitazione di Carlo I d’Inghilterra, la collezione Gonzaga fu acquistata dal collezionista Jabach e in seguito passarono a Luigi XIV e tutt’ora il dipinto si trova al museo del Louvre.

Abbiamo già detto che Merisi era di indole ribelle e attaccabrighe. Il 28 novembre 1600, a Roma, picchiò violentemente aiutandosi anche con un bastone un nobile ospite del prelato che lo denunciò. Le risse divennero all’ordine del giorno e spesso il pittore si trovò incarcerato a Tor di Nona. Senza dimenticare l’omicidio che lo aveva indotto alla fuga da Milano.
Nel 1602 dipinse la Cattura di Cristo e Amor vincit omnia. Nel 1603 subì un altro processo questa volta per diffamazione di un altro pittore , Giovanni Baglione, che querelò sia il Caravaggio, sia il suo collega Orazio Gentileschi (padre di Artemisia) colpevoli di avere scritto rime offensive nei suoi confronti.  Merisi fu sprigionato grazie all’intervento dell’ambasciatore francese.
Non imparò la lezione, seguirono altri arresti per possesso d’armi non registate, ingiurie al pubblico ufficiale e per ultimo fu querelato da un garzone da osteria per avergli tirato in faccia un piatto di carciofi.
Dopo tante condanne, nel 1605 fu costretto a scappare a Genova, dopo avere ferito un notaio a causa di una donna: Lena, amante e grande amore di Caravaggio. Sembrò cavarsela ancora una volta ma, alsuo ritorno a Roma fu querelato dalla sua padrona di casa, Prudenza Bruni, per non aver pagato l’affitto per un capriccio.
Tra tutte queste violente situazione la peggiore accadde la sera del 28 maggio 1606 nel rione Camnpo Marzio (piazza Navona) a Roma per motivi assolutamente futili: a causa di una discussione causata da un fallo nel gioco della pallacorda, il pittore venne ferito e, a sua volta, ferì mortalmente il rivale, Ranuccio Tomassoni da Terni con il quale si era già imbattuto in altre risse, anche quella volta c'era di mezzo una donna, Fillide Melandroni, contesa dai due uomini, è, però probabile che dietro l'assassinio di Ranuccio c'erano anche questioni economiche, o addirittura politiche: la famiglia Tomassoni infatti era notoriamente filo-spagnola, mentre Michelangelo Merisi era un protetto dell'ambasciatore di Francia.
Il verdetto del processo per il delitto di Campo Marzio fu severissimo: Caravaggio venne condannato alla decapitazione che poteva essere eseguita da chiunque lo avesse preso in fuga. In seguito alla condanna, nei dipinti dell'artista lombardo cominciarono ossessivamente a comparire personaggi giustiziati con la testa mozzata, dove il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del condannato.
La permanenza in città non era più possibile: ad aiutare Caravaggio a fuggire da Roma fu dunque il principe Filippo I Colonna  Il nobile romano mise in atto una serie di depistaggi, grazie anche agli altri componenti della sua famiglia che testimoniarono la presenza del pittore in altre città italiane, facendo così perdere le tracce del famoso artista.
Per i Colonna Caravaggio eseguì in quel periodo diversi dipinti, su tutti la Cena di Emmaus, oggi esposta a Brera.  
Alla fine del 1606 Michelangelo Merisi giunse a Napoli e soggiornò un anno nei Quartieri Spagnoli.
Dei molti dipinti eseguiti durante il primo periodo napoletano, solo due sono ancora nella città.
Il primo è il celebre “Sette opere di misericordia” ( 1606-7) . La tela mostra un aspetto più drammatico e focalizzato sul soggetto rispetto alle pitture romane rinunciando all'azione. L'altro dipinto rimasto a Napoli fu “Flagellazione del Cristo” eseguito tra il 1607 per la la chiesa di San Domenico Maggiore, oggi posto al museo di Capodimonte.

Nel 1607 Michelangelo Merisi partì per Malta con l’appoggio dei Colonna, e qui entrò in contatto con il gran maestro dell'ordine dei cavalieri di san Giovanni. Fu proprio De Wignacourt a chiedergli un suo ritratto. L’ obiettivo del pittore era diventare cavaliere per ottenere l'immunità, in quanto su di lui pendeva ancora la condanna a morte. Il Caravaggio firmò un documento che però metterà in discussione il suo reale luogo di nascita. Infatti il pittore dichiara che la sua città natale è proprio Caravaggio, in provincia di Bergamo. Intanto l'attività del Merisi prosegue, nel 1608 dipinse la Decollazione di San Giovanni Battista, il suo quadro più grande per dimensioni, tuttora conservato nella cattedrale di La Valletta.  
Dopo un anno di noviziato, nel luglio del 1608,  Caravaggio fu investito della carica di cavaliere di grazia, di rango inferiore rispetto ai cavalieri di giustizia di origine aristocratica. Continuò tuttavia ad attirare i prioblemi: fu arrestato per un duro litigio con un cavaliere del rango superiore e perché si venne a sapere che su di lui pendeva la condanna a morte. Venne rinchiuso nel carcere di Sant'Angelo a La Valletta, da lì riuscì incredibilmente ad evadere e a rifugiarsi in Sicilia a Siracusa. Il 6 dicembre i cavalieri espulsero Caravaggio dall'ordine con disonore: «Come membro fetido e putrido».

In Sicilia il Caravaggio fu ospite di Mario Minniti, conosciuto durante gli ultimi anni romani. Qui si interessò molto all'archeologia, studiò i reperti ellenistici e romani per dare un valore aggiunto alla sua arte.
Durante questo soggiorno dipinse la pala d’altare che intitolò “Seppellimento di Santa Lucia per la chiesa di Santa Lucia al Sepolcro in Siracusa.
A Messina, invece creò l’opera “Resurrezione di Lazzaro” incompiuta e cimiteriale rappresentazione, la cui parte centrale è occupata dal corpo di Lazzaro spasmodicamente teso nel gesto del braccio verso la luce e l’adorazione dei pastori.
Tra i dipinti di Palermo, invece, ricorda la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi per l’oratorio di San Lorenzo, tuttavia  è più facile l'ipotesi, più credibile, che sia stata dipinta nel 1600 a Roma, per il commerciante Fabio Nuti, e da lì spedita a Palermo. L'opera fu trafugata nel 1969 e sarebbe stata poi distrutta.
Alla fine dell'estate del 1609 Caravaggio fece ritorno a Napoli, pochi mesi dopo si trovò ad affrontato con violenza da alcuni uomini all'uscita della Locanda del Cerriglio , rimase sfigurato e la notizia della sua morte cominciò a circolare.

Nel suo secondo periodo napoletano dipinse il San Giovanni Battista disteso (1610), oggi appartenente a una collezione privata a Monaco di Baviera, la Negazione di San Pietro , Salomè con la testa del Battista, che Caravaggio avrebbe dovuto recapitare a Madrid ai Cavalieri dell’Ordine,  e Davide con la testa di Golia ( quest'ultimo raffigurante un macabro autoritratto del Caravaggio nella figura del Golia con la testa mozzata, sorte questa dalla quale il Merisi tentava da anni di fuggire), poi ancora il San Francesco che riceve le Stimmate, , il San Francesco in meditazione e una Resurrezione.  Molte di queste opere furono perdute durante il terremoto del 1805.

Dipinse inoltre il Martirio di sant’Orsola ( 1610) per Mancantonio Doria, oggi conservato a palazzo Zevallos di Napoli e considerato ultimo dipinto del Caravaggio.

 

Intanto da Roma, papa Paolo V aveva indetto un importante bando, Caravaggio , ai tempi, risiedeva a Napoli presso la marchesa Costanza Colonna nel palazzo Cellammare e, appena saputa la notizia, si mise in viaggio con una feluca traghetto da  Napoli verso Porto Ercole, era diretto segretamente a Palo, feudo degli Orsini in territorio papale, luogo distante 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, a Roma.
Ma l'arrivo segreto a Palo, avvenuto di notte, causò il fermo dalla sorveglianza della costa per l'accertamento dell'identità. La feluca che lo aveva sbarcato, non potendo aspettare, proseguì il viaggio portandosi dietro il bagaglio dell'artista, un bagaglio molto prezioso che conteneva anche il prezzo concordato dal Merisi con il cardinale Scipione Borghese per la sua definitiva libertà: il "San Giovanni Battista" (della galleria Borghese) in cambio della revoca della pena di morte
Quando gli Orsini lo liberarono fornirono al Caravaggio una loro imbarcazione per Porto Ercole per recuperare le sue cose. L'artista giunse mentre la feluca-traghetto stava ripartendo riportando a Napoli i suoi averi.
In preda alla febbre per infezioni intestinali, dopo quel lungo viaggio, il Caravaggio fu lasciato alle cure della locale confraternita che il 18 luglio 1610 certificò la morte dell’artista.
Si ipotizza che il giorno successivo, l'artista fu seppellito nella fossa comune del cimitero di San Sebastiano di Porto Ercole  ricavata nella spiaggia e riservata agli stranieri dove nel 2002 è stato collocato il monumento.
Il condono papale fu spedito qualche giorno dopo a Napoli, alla Marchesa Costanza ma questo non fu mai accertato.

Secondo il professore dell'Università di Napoli, Vincenzo Pacelli, esperto del Merisi, il Caravaggio fu assassinato da emissari dei cavalieri di Malta con il tacito assenso della Curia Romana.

Il 16 luglio 2010,  dopo anni di ricerche storiografiche e analisi scheletrica e confronti col dna dei dei suoi discendenti di Caravaggio, un'equipe di scienziati italiani ha confermato che le ossa coperte di piombo e mercurio  (usati in grande abbondanza dai pittori del '600 per preparare i colori) trovate in quella che fu la fossa comune del cimitero di Porto Ercole sono all'85% quelle del grande pittore.
Il 3 luglio 2010,  dopo una settimana di permanenza nella città di Caravaggio, i resti ossei sono stati riportati via mare a Porto Ercole (dove rimarranno), e messi in mostra a Forte Stella.  

La tecnica personale pittorica di Caravaggio fu una rivoluzione artistica. Prima del grande pittore lo stile di molti artisti si basava sullo studio dell'arte classica, con inflessioni del rinascimento. La tecnica rivoluzionaria di Caravaggio sta nel rendere viva e naturale la sua opera, nella capacità di dare a un corpo una forma usando una particolare illuminazione che mette in evidenza i volumi dei corpi che escono dall’ombra della scena. Per la realizzazione dei suoi dipinti, Caravaggio nel suo studio posizionava delle lanterne in posti specifici per far sì che i modelli venissero illuminati solo in parte, mediante la "luce radente". Attraverso questo artificio egli evidenzia le parti della scena che più ritiene interessanti lasciando il resto del corpo nel buio dell'ambiente.

 
Bibliografia e siti colsultati:

wikipedia.it / treccani.it / www.storiadellarte.com/biografie/caravaggio/vitacaravaggio.

·         L'ultimo Caravaggio e la cultura artistica a Napoli, in Sicilia e a Malta, a cura d M. Siracusa, Ediprint,1987 .
·         Michelangelo Merisi da Caravaggio. Come nascono i capolavori, catalogo della mostra a cura di Mina Gregori, Firenze (Palazzo Pitti) e Roma (Palazzo Ruspoli), Milano, Electa, 1991
·         Michelangelo Merisi da Caravaggio: la vita e le opere attraverso i documenti, atti del convegno internazionale di studi (Roma, 1995), a cura di Stefania Macioce, collaborazione scientifica e redazione Marco Gallo, redazione e coordinamento a cura di Malena B. McGrath, Roma, Logart Press, 1996

·         Michelangelo Merisi da Caravaggio: fonti e documenti, 1532
     - 1724, a cura di Stefania Macioce, Roma, Bozzi,2003  

 

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